L'ipnosi della realtà

Non scrolli tu il feed: è il feed che scrolla te. Fra algoritmi che modellano il desiderio, la distinzione fra online e offline non esite più. E il controllo sulle nostre scelte è immediato e inconsapevolmente assimilato.

Continuiamo a discutere di "online" e "offline" come se fossero due luoghi diversi, ma la realtà ha già cambiato codice operativo. Quella distinzione non esiste più. Non siamo più utenti di piattaforme digitali: siamo abitanti di una noosfera programmata, dove l'esperienza è stata sostituita dalla simulazione e la verità dal calcolo.
Questo nuovo regime si può chiamare ipnosi algoritmica. È un sistema di cattura dell'attenzione che non impone contenuti, ma modella il desiderio. Non ci dice cosa pensare. Decide in silenzio cosa ci capiterà di vedere, desiderare e temere.
Dallo strumento all'organo
Per secoli la tecnologia è rimasta fuori dal corpo. Il martello si prende in mano e poi si posa. Lo smartphone invece non si posa mai: è diventato un organo di senso aggiunto. Non "usiamo" la rete, la abitiamo.
È la fase in cui l'essere umano smette di guardare la tecnologia dall'esterno e ne diventa una componente biologica integrata. Il sistema nervoso e l'algoritmo si agganciano, e il ciclo si chiude quando la nostra percezione della realtà dipende interamente dal feedback che riceviamo dal codice.
Le piattaforme si sono divise i compiti. WhatsApp fa da sistema nervoso delle relazioni: lì si coordinano famiglie, amicizie, lavoro e lutti. TikTok è il dispositivo centrale dell'ipnosi visiva. Facebbok e Instagram sono luoghi per la ricerca del plauso altrui. Lo smartphone non fa più da mediatore con il mondo: lo filtra, lo ordina e lo rende abitabile solo attraverso lo schermo.
Il ciclo che pensa al posto nostro
Il meccanismo è semplice da descrivere e difficile da spezzare. Si articola in tre passaggi.
Prima l'algoritmo raccoglie i nostri dati e ne ricava i nostri bias. Poi ci restituisce una realtà già masticata, la cosiddetta bolla. Infine la nostra reazione (un like, una condivisione, un acquisto, perfino un'astensione) diventa nuovo carburante per il sistema.
Il risultato è un'estensione della mente nel cloud, pagata con la perdita di autonomia. È un'ipnosi gnoseologica: crediamo di scegliere, ma stiamo rispondendo a uno stimolo programmato.
I numeri dicono quanto sia profondo l'aggancio. Secondo le stime di settore basate sui dati DataReportal e Sensor Tower, l'utente medio di TikTok passa sulla piattaforma tra i 95 e i 97 minuti al giorno, più che su qualsiasi altro social. Un'analisi del Boston Globe su un gruppo di utenti ha mostrato che chi partiva da circa mezz'ora al giorno è arrivato, in pochi mesi, a superare i settanta minuti.
Quell'ora e mezza non è tempo libero. È il tempo che serve all'algoritmo per sincronizzarsi con i nostri ritmi cognitivi e completare il ciclo di cattura. Non sono sessioni di intrattenimento, ma di condizionamento.
Se non è indicizzato, non esiste
Il passaggio più radicale riguarda la natura stessa della realtà. Il filosofo Luciano Floridi parla da anni di "onlife", per indicare la fusione fra vita connessa e vita fisica, e di re-ontologizzazione, cioè della trasformazione dell'essere in informazione. Il ciclo ipnotico porta questa trasformazione alle estreme conseguenze.
La realtà non è più fatta di atomi e di fatti indipendenti: diventa una simulazione in tempo reale. Una protesta che non arriva sui social, un dolore che nessuno filma, una competenza che non lascia tracce digitali: per la coscienza ipnotica non esistono. Ciò che non viene digitalizzato e indicizzato scompare.
Il caso italiano
In Italia questo scenario ha un peso particolare. Secondo l'indagine OCSE-PIAAC 2023, il 35% degli adulti fra i 16 e i 65 anni si ferma al livello più basso di competenza nella lettura, contro una media OCSE del 26%. Più di un italiano su tre fatica a comprendere testi che vanno oltre messaggi brevi ed espliciti.
È un terreno fertile per un'ipnocrazia cognitiva, cioè un regime che agisce sulla percezione prima ancora che sulle idee. Il termine viene dal saggio "Ipnocrazia" del filosofo Andrea Colamedici, pubblicato sotto il nome di un autore inesistente, Jianwei Xun, e scritto anche con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. "L'ipnocrazia è il primo regime che opera direttamente sulla coscienza. Non controlla i corpi. Non reprime i pensieri", ha spiegato Colamedici a Wired Italia. La stessa vicenda del libro, un autore che non esiste ma che è stato citato ovunque, mostra il fenomeno che descrive.
Le conseguenze riguardano la democrazia. Chi non ha gli strumenti per decodificare un testo complesso è più esposto a una realtà già filtrata, e quindi più facile da spingere verso la reazione emotiva o verso l'astensione. Partecipazione democratica e sovranità individuale si spengono senza rumore.
Ma l'Italia è anche un laboratorio vivente della noosfera post-umana, dove le narrazioni nascono senza di noi. Capire cosa succede qui significa capire, in anticipo, cosa può succedere altrove.
Il controllo senza catene
I regimi del Novecento avevano bisogno di muri, divise e censura. L'ipnosi algoritmica no. Non vieta nulla e non costringe nessuno: le basta che continuiamo a scorrere.
Non scrolli tu il feed. È il feed che scrolla te. È l'ultima forma di controllo, quella che non ha bisogno di catene.
