GUERRA COGNITIVA
LA VERA SFIDA DEL PROSSIMO FUTURO:
“INTERVENIRE SULLA PERCEZIONE COGNITIVA DELLE MASSE”.
LA GUERRA COGNITIVA UN’OPPORTUNITA’ PER COMPRENDERE COSA STA SUCCEDENDO E COSA SUCCEDERA’.
La guerra cognitiva non è un rischio astratto per le democrazie: è il loro punto di massima fragilità, perché agisce proprio attraverso le libertà che le caratterizzano: libertà di informazione, pluralismo, autonomia del giudizio individuale.
Nel corso del Novecento il conflitto si è esteso dal contesto fisico a quello virtuale, fino ad approdare oggi all’unico vero interesse speculativo: controllare il dominio cognitivo. Le democrazie sono particolarmente esposte a questa minaccia, che sfrutta la libertà di informazione e il pluralismo per colpire direttamente il giudizio individuale e la costruzione di senso collettivo e individuale di percezione del reale.
Infatti la guerra cognitiva non punta a distruggere infrastrutture, ma ad alterare il modo in cui le persone percepiscono la realtà, formano credenze e prendono decisioni. Diversamente dalla cyberwar (che colpisce i sistemi) e dall'infowar (che diffonde information disorder e la gestione della percezione), la guerra cognitiva oggi in atto tende a modifica i meccanismi stessi del pensiero, inducendo l'avversario a fare spontaneamente ciò che l'attaccante ha pianificato, senza rendersene conto.
Questo avviene attraverso tecniche concrete come la manipolazione e dissipazione cognitiva, la memewarfare, l'ipnosi algoritima e la disinformazione strategicamente manipolata e guidata anche dall'intelligenza artificiale.
La vera difesa è riportare il sistema virtuale a logiche algortimiche non strumentalizzabili creano nuovi ecosistemi digitali edificanti e non più degradanti
Ugo Piazza
Presidente European Technology Ethics
2026
Guerra Cognitiva
e vulnerabilità della società italiana
Nel corso del Novecento, il conflitto si è esteso dal dominio fisico a quello cibernetico, fino ad approdare oggi a un sesto fronte: il dominio cognitivo. Le democrazie sono particolarmente esposte a questa minaccia, che sfrutta la libertà di informazione e il pluralismo per colpire direttamente il giudizio individuale e la costruzione collettiva del senso.
La guerra cognitiva non mira a distruggere le infrastrutture, ma ad alterare il modo in cui le persone percepiscono la realtà, formano convinzioni e prendono decisioni. Diversamente dalla guerra cibernetica (che colpisce i sistemi) e dalla guerra dell’informazione (che diffonde disordine informativo e gestisce la percezione), la K-WAR modifica i meccanismi stessi del pensiero, inducendo l’avversario a fare spontaneamente ciò che l’attaccante ha pianificato, senza rendersene conto. Questo avviene attraverso tecniche concrete come la manipolazione e la dissipazione cognitiva, la guerra memetica, l’ipnosi algoritmica e la disinformazione guidata dall’intelligenza artificiale.
