Oltre alla profilazione, un altro modello digitale

Dati, algoritmi e intelligenza a artificiale al servizio delle persone, non della profilazione. La sfida di European Technology Ethics.
Nell'era digitale abbiamo accettato un modello nel quale, per utilizzare servizi essenziali per la vita sociale, professionale e relazionale, cediamo continuamente dati che vengono raccolti, analizzati, profilati e monetizzati da soggetti terzi. Come si dice: se è gratis il prodotto sei tu. Ma deve andare davvero per forza così? La risposta, secondo European Technology Ethics, può essere no. Ne parliamo con Ugo Piazza, presidente e fondatore dell'organizzazione, ed Eugenio Iorio, responsabile etico e architetto tecnologico del progetto.
State proponendo un ritorno alla piena sovranità dell'individuo sui propri dati e sulla propria identità digitale?
Ugo Piazza: «European Technology Ethics nasce dopo circa 3 anni di studi. Il primo risultato è un manifesto etico che si può approvare in forma anonima, senza essere tracciato e senza alcuna raccolta di dati. È un modo per dimostrare che un approccio diverso è possibile. I social network e, più in generale, il sistema del web sono multinazionali che hanno due obiettivi: profilare i nostri gusti, raccogliere dati e trasformarli in informazioni da commercializzare. Non siamo contro il progresso, né contro l'intelligenza artificiale. Al contrario, crediamo che la tecnologia debba diventare uno strumento al servizio delle persone e non uno sfruttamento».
Nel dibattito pubblico si parla spesso di tutela dei dati personali. Nel vostro Manifesto, però, sembra emergere una questione più profonda: la protezione dell'autonomia dell’individuo. È questa la vera sfida?
Eugenio Iorio: «L'ecosistema digitale contemporaneo, l’infosfera, riduce ogni individuo a un insieme di dati predittivi. Questi dati vengono utilizzati per orientare le scelte delle persone attraverso quelle che vengono definite "spinte gentili", i nudge, funzionali al modello di business delle grandi piattaforme tecnologiche. Oggi stiamo perdendo quella che definiamo sovranità neurale. Noi partiamo da principi diversi: il dato appartiene a chi lo crea e la mente dell'individuo è inviolabile. L'inviolabilità della mente e la tutela del dato sono i due principi fondamentali sui quali costruiamo il nostro progetto».
Il modello attuale c'è stato presentato come un prezzo inevitabile da pagare per avere accesso a questa nuova tecnologia. Ma se un'alternativa esiste, come si mette in pratica a livello globale?
Ugo Piazza: «Il dibattito contemporaneo sui social media e sulla rete si fonda su presupposti sbagliati. Alcuni Stati vogliono vietare l'uso dei social media ai minori di sedici anni, ma non basta.Oggi i social media lavorano sulla vendita di modelli sociali perciò ti spingono ad adeguarti. Questo secondo noi è una cosa che assolutamente bisogna arginare anche perché di fatto sta creando una generazione debolissima. C’è un indebolimento del l'io cosciente che è sempre più proiettato verso un io virtuale. Un io molto più debole. C'è una progressiva strategia per l'indebolimento della grandiosità della persona. Questo cosa vuol dire? Più debole è il pubblico, più lo posso controllare».
Cosa cambia concretamente nel vostro approccio?
Eugenio Iorio: «La nostra intenzione è passare da quelle che vengono chiamate black box e opacità algoritmica a un sistema in cui gli utenti sanno dove si trovano e come agisce. L'essere umano e i legami tra esseri umani vanno tutelati, soprattutto da un punto di sovranità neurale. Cioè ognuno non deve essere manipolato».
Alla base c’è il principio dell’Identità Relazionale Dinamica di cui lei è il principale teorico, di cosa stiamo parlando e perché è così importante?
Eugenio Iorio: «Siamo convinti che l'identità digitale di un essere umano si definisce sostanzialmente attraverso le relazioni e il contesto. Ogni utente diventa attivo per dimostrare, attraverso diritti e doveri, la differenza con degli oggetti artificiali, ad esempio gli agenti I.A».
Come si riconosce un'innovazione che mette davvero l'essere umano al centro? Ugo Piazza: «Il nostro sito è l’esempio. I cookie devono essere messi per legge, ma noi li abbiamo disattivati tutti così non incamerano banche dati e spieghiamo cosa sono. Il nostro obiettivo ambizioso è proporre sul mercato prodotti tecnologici, etici e utilizzabili. Perché la tecnologia è il futuro ed è inarrestabile».
