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L’algoritmo come dispositivo ontologico contrapposto al soggettivo

  • Immagine del redattore: Ugo Piazza
    Ugo Piazza
  • 8 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Nel paradigma dell’“algoritmo della realtà”, il codice non è uno strumento neutrale. È un dispositivo che riguarda la natura e la conoscenza dell’essere come oggetto in sé..

Il nuovo mondo virtuale è governato da algoritmi essi oggi: selezionano ciò che appare;


  • stabiliscono priorità e rilevanza

  • modulano l’attenzione collettiva

  • orientano la formazione del consenso

  • determinano modelli sociali da seguire



Ciò che non emerge nei flussi informativi degli algoritmi è, di fatto, marginalizzato. Gli algoritmi promuovono contenuti narrativi prestabiliti e se sulla rete si immettono contenuti che non rientrano in tale predeterminazione vengono di fatto marginalizzati. Da qui la differenza tra algoritmi edificanti e degradanti.


Un esempio classico è Tik Tok inventato dai cinesi per il mercato occidentale che centra il suo algoritmo sulla promozione di contenuti degradanti o effimeri che si voglia, di pura inutilità e distrazione di massa.


Ma paradossalmente in Cina Tik Tok non esiste. Il social cinese equivalente a TikTok è Douyin che rispetto alla narrazione sociale sulla struttura sociale cinese è impostato su algoritmi che generano contenuti edificanti, in linea con il modello produttivo, stato e strutturazione sociale di quel paese.


Tutto ciò potrebbe spingere qualcuno a porre una giusta considerazione: ma sui social io posso pubblicare ciò che voglio…. Ovviamente ciò è tanto vero quanto sottile, gli algoritmi non inibiscono la libertà di espressione, ma marginalizzano, cioè rendono meno visibili, ciò che esce dal loro filone narrativo.


Basta chiedersi come mai video o contenuti che potremmo definire semplicemente idioti fanno milioni di visualizzazioni e magari un video di riflessioni attente e in controtendenza al filone narrativo, solo poche migliaia. Ma visto che oggi non basta poter parlare: occorre poter diventare visibili si è costretti a non uscire per così dire dal binario…


Tutto ciò e soprattutto nelle nuove generazioni, ci fa perdere la differenza tra notorietà (viralità) e credibilità (autenticità strutturata)


Questa immagine ci può fare comprendere come: il cerchio centrale rappresenta il momento in cui  noi nasciamo e veniamo al mondo con una primordiale coscienza individuale ancora priva di sovrastrutture e condizionamenti esterni. I primi anni di vita li passiamo nell’affermazione dell’IO.


Ma entrando a contatto con il primo nucleo sociale di riferimento, secondo cerchio, ( famiglia, parenti, primi amici ecc) iniziamo a assimilare regole e modelli sociali, sviluppando la prima coscienza sociale condivisa. Molto velocemente, crescendo, questa viene a sua volta contaminata da interazioni sempre più ampie: (scuola, relazioni sociali, sportive, rapporti con l’altro sesso, sviluppo della sessualità ecc.) e più si ampliano le relazioni ci troviamo immersi nell’influenza dell’immaginario collettivo.


Cioè le nostre opinioni vengono mescolate con quelle di tutti gli altri e di fatto iniziano a perdere identità propria. Fino ad entrare a far parte nell’ultimo cerchio, quello della Noosfera in cui il tutto viene immesso nella narrazione prevalente che sviluppa il mondo virtuale, riproponendolo come modello sociale da seguire. Ma nel ragionamento va comunque considerata una variante di “contaminazione” che si evolve rispetto ad ogni singolo cerchio cognitivo.

 
 

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